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COS'È IL TEST DI PATERNITÀ
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Ogni individuo
presenta nel proprio DNA uno specifico codice che definisce la propria identità genetica.
Infatti, ad eccezione dei gemelli monozigoti, il cui DNA è perfettamente uguale, il
profilo genetico di ogni individuo è praticamente unico, come le impronte digitali.
Questa caratteristica è alla base della metodologia utilizzata per determinare se due
persone sono correlate geneticamente.
Il test di paternità si basa sul principio
che ogni individuo eredità il proprio patrimonio genetico dai genitori, il 50% dal padre
ed il 50% dalla madre, e consiste nel confrontare le caratteristiche genetiche del figlio
oggetto di indagine di paternità con quelle del presunto padre e della madre. Il padre
presunto, per essere considerato padre biologico, dovrà possedere metà del profilo
genetico presente nel figlio/a.
La paternità viene ESCLUSA nel
caso in cui le caratteristiche genetiche del padre putativo discordino con quelle del
figlio oggetto di indagine.
La paternità viene, invece, ATTRIBUITA qualora le caratteristiche genetiche
del padre e del figlio concordino.
Principio del test di paternità basato
sull'analisi del DNA

I cromosomi contengono il DNA
(acido desossiribonucleico) che rappresenta il materiale genetico di ogni individuo.
Eccetto le cellule germinali (ovociti nelle
donne e spermatozoi negli uomini), che contengono 23 cromosomi (corredo aploide), tutte le
cellule somatiche nucleate di ogni individuo della specie umana contengono 46 cromosomi
(corredo diploide). Al momento del concepimento, una cellula germinale maschile
(spermatozoo con 23 cromosomi) si fonde con una cellula germinale femminile (uovo con 23
cromosomi) per originare un nuovo individuo con 46 cromosomi; questo DNA rimane invariato
per tutta la vita. Quindi, ogni individuo è costituito da metà patrimonio genetico (23
cromosomi) ricevuto del padre biologico e da metà patrimonio genetico (23 cromosomi)
ricevuto della madre biologica.
L'analisi del DNA si basa
sul rilevamento di normali variazioni che sono presenti a livello di molte regioni del
materiale genetico di ogni individuo (polimorfismi). Per ogni individuo, la determinazione
contemporanea di queste variazioni permette di ottenere un profilo genetico. Ad eccezione dei gemelli monozigoti, che risultano
perfettamente uguali, il profilo genetico di ogni individuo è praticamente unico, come le
impronte digitali. Questa caratteristica è alla base della metodologia utilizzata per
determinare se due persone sono correlate geneticamente. Il profilo genetico di un
figlio/a sarà costituito da metà profilo genetico materno e metà profilo genetico
paterno. Quindi, il padre presunto per essere considerato padre biologico dovrà possedere
metà del profilo genetico presente nel figlio/a.
La paternità viene ESCLUSA nel
caso in cui le caratteristiche genetiche del padre putativo discordino con quelle del
figlio oggetto di indagine. La paternità viene, invece, ATTRIBUITA
qualora le caratteristiche genetiche del padre e del figlio concordino. In
questultimo caso, viene effettuata unanalisi statistica dei
risultati ed infine viene fornita una percentuale di attribuzione che
sarà tanto più prossima al 100% quanto maggiore sarà il numero di regioni polimorfiche
del DNA analizzate, e quanto meno frequenti sono le caratteristiche genetiche riscontrate.
Queste regioni
polimorfiche del DNA investigate sono ereditate in maniera tra loro
indipendente, e per la loro straordinaria variabilità interindividuale determinano la
formazione di un numero molto elevato di combinazioni genotipiche. La distribuzione di
tale variabilità biologica nella popolazione fa si che solo pochissimi individui presi a
caso possiedano caratteristiche genetiche identiche, e tale identità, se presente, è
limitata solamente ad alcuni sistemi polimorfici investigati. Ciò rende possibile sia
l'Esclusione di Paternità, sia un giudizio dapprima di Compatibilità, e successivamente,
dopo valutazione statistica dei risultati, di Probabilità di Paternità.
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